La Villa e Calcinaia di Val di Bisenzio, podere della SS. Annunziata nel 1469

Nel luglio 1383 Faldo del fu Giacomino da Valle del popolo di San Michele a Montecuccoli, abitante nella villa di Bibbiano distretto di Prato, lasciò alla pieve di San Vito a Sofignano un pezzo di terra alla Bonavacca, stabilì dei legati e nominò suoi fidecommessi i frati dei Servi della SS. Annunziata di Firenze.
Il 25 settembre la vedova Bartola fece quietanza a fra Francesco di Michele sempre della SS. Annunziata di metà della sua dote e della donazione spettante al convento come erede di Faldo per metà, presente tra i testimoni fra Paolo Guiduccini da Firenze.
Nel 1384 i frati acquistarono un podere vicino; nel 1421 quello de La Villa, nel 1422 un altro che “fu dell’abate di Poggibonsi” e di altri due proprietari; nel 1424 ingrandirono ancora le proprietà grazie a un lascito di fiorini 100 del cardinale Brancacci per una messa la settimana; nel 1436 fecero delle spese per la casa di San Godenzo che “cadeva tutta”; nel maggio 1439, fra Ridolfo andò in Val di Bisenzio per mettere pace fra e nostri lavoratori; nel 1441 in un elenco di poderi scrissero della proprietà così divisa: ... luogo detto Broni popolo di San Godenzo; ... luogo detto Calcinaia popolo di Santa Maria a Babiana (Bibbiano); ... luogo detto LaVilla popolo di Santa Maria a Babiana; ... luogo detto La Villa, “tiello frate Giovanni commesso nostro a vita sua”; un pezzo di terra ... teneva frate Stefano detto Ciba, detto pezzo di terra “li abiamo dato per scambio lo mezzo podere posto a Prato non diviso con frate Cristoforo, tiello a sua vita” (v. il mio Vita quotidiana e storia della SS. Annunziata di Firenze nella prima metà del Quattrocento).

Il fertile gruppo di case e terre suddetto era situato in un’ampia zona intorno a Vaiano e in generale venne sempre affidato a famiglie di contadini e a un frate fattore a volte residente. Nel tempo rese grano e vino, olio, carne, fave e altro ...
Con la soppressione degli ordini religiosi (1866), fu espropriato alla SS. Annunziata dallo stato italiano e La Villa acquistata nel 1867 da Pietro del Bello che gli dette il nome usato ancora oggi: Villa del Bello.

Un inventario di poderi conservato nell’Archivio di Stato di Firenze riporta una inedita descrizione de La Villa e Calcinaia nel 1469 e del suo contenuto nel 1477. Questo il testo:

“La Villa in Valbisenzio asieme con Calcinaia
Uno podere chon quattro chase da lavoratore e da signore con palchi, camere, sale, logia, fenile, chorte, stalle, ciella, forni e altri difici di st +++, per intorno, lavoratia, vignata, olivata, pomata, boschata e soda, con più pezzi di terre apartenenti a detto podere e in più luoghi [confinato:] a p° via, a 2° via pel mezo, a 3° beni di badia di Vaiano, cioè Moschignano fino al rio, 4° verso Ripilli, (5°) uno pezo di terra boschata di nostro va fino alla badia Vaiano e fino a Riorsale, a 6° Gino di Lando, a 7° Giovanni di Gherardo, a 8° Piero Andrea Benci, a 9° beni di chiesa di Bibiano, a 10° Gino di Lando detto al Minoretto, a 11° via vero el Minoretto, 12° Gino di Lando detto al Valichone di Matteo, 13° via verso el Chutone [Cotone], 14° Giovanni di Gherardo detto al Piano verso el Chutone, 15° via verso el Campo della pieve, 16° fossato va tra noi e lla pieve d’Usalla [San Lorenzo], 17° tutta la stradella del fossato della pieve, 18° Simone di Nieri di qua da Rignogoli verso la badia Vaiano, 19° Simone di Bisenzo, 20° uno pezzo presso a’ chonfini, cioè Masello di Iacopo Simoni da Prato a l’Aiottole, 21° uno pezzo di boscho alla Pruneta, 22° Giovanni di Gherardo e Sancta Maria da Bibiano e via, 23° un pezo di boscho di 3 lati, Giovanni di Gherardo e ser Nicholò Branchacci da Prato e alle Pruneta, 24° badia Vaiano da chapo la via e di sotto e sopra”.
Lavoravano il podere Lando d’Antonio e figli, Nanni di Michele e figli, con un paio di buoi per ciascuna famiglia, e 3 vacche, 37 capre, 2 “troie” con i porcellini “dietro”.

In altra pagina si legge:
“Inventario delle cose sono alla villa e casa nostra fatto per me maestro Giovanni Batista a dì 2 di giugno 1477
Una pianeta di stoppa di più colori, stola e manipolo e amitto di quello medesimo
Uno camicie con suo fornimento, una stola e manipolo di raso verde afigurato , uno manipolo di raso verde tristo
Una borsa di velluto brochato rosso, 2 fazzoletti da calicie, uno di seta rossa dalle teste, l’altro porfilato d’oro
Uno cordone di refe nuovo e bello, una tovaglia di sei braccia vechia, capi di bambagia azurra
Uno sciugatoio di braccia 4 pieno di liste azurre, uno sciugatoio largo di braccia 3 con lista azurra da capo
Uno sciugatoio di braccia 3 con crocie dipinte, una pietra sagrata di marmo in chiesa, una anchona a sportelli chon nostra Donna col Bambino in collo e Beato Filipo e Santo Antonio, una pila di marmo a modo di nichio per l’aqua santa.

Una lettiera nuova schietta chon canniccio, sachone tristo, matarassa buona, coltrice trista, pimacci 2 nuovi e di penna buona
Uno paio di lenzuola amezate, uno copertoio azurro nuovo, uno paio d’asse nuove dal lato, uno cassone vechio da pie’ con toppa
Una lettiera vecchia con uno paio di casse vechie con le toppe
2 orcia grandi 2 pichole , uno chiavistello grande con buo+ + +ello e due anella, 2 bandelle vechie e 4 bandelle nuove de ferro e altri ferracci

Una sala, una tavola nuova di braccia 6 con trespoli e pancha di braccia 6 di là e di qua, cioè panche due di tal misura
Una tavola nuova di braccia 4 con trespoli e panca di braccia 4 di là e di qua
Una paletta, uno paio di molle, uno paiolo vechio, uno treppie’, una tovaglia di rinfranto amezata di braccia 5
2 pezzo di invogla da mano, 2 mezi quarti, 2 metadelle con segno di casa, 3 mezzette con segno di casa
2 romaioli di ferro, 4 fondelli, una forchetta, uno stiedone, una graticola, una padella nuova
14 tagleri, 2 saliere di terre, 12 scodelle di terra, 5 piattelli di terra, 14 scodellini di terra, uno tagliere grande.

In canova, tina due, una nuova l’altra vechia di barili 50, una tinella vechia, una bigoncia da vendemia
Botte 9 tra picole e grandi, una mazza di ferro, uno palo di ferro, uno bechastrino, una sugha, una stadera grossa”.

Paola Ircani Menichini, 30 ottobre 2026. Tutti i diritti riservati.




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